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Fusione di scarti di metalli

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  • Fusione di scarti di metalli

    Nella mia zona c'è una fonderia che produce rariatori in alluminio ricavando la materia prima da materiale di scarto di tutti i tipi.
    Oltre a vari incidenti che sono successi negli anni, con l'intervento dei vigili del fuoco, noi dobbiamo sopportare una puzza tremenda e la vista di dense fumate nere che fuoriescono non solo dai camini ma da tutte le finestre dei capannoni.
    Noi tutti del quartiere ci chiediamo se queste emissioni in atmosfera possono essere nocive, a tal proposito pongo alcune domande:
    1) Quali sono gli elementi che si liberano da tale processo e il riferimento normativo con i limiti accettabili?
    2) quali sono eventualmente i danni per la salute, soprattutto se, malauguratamente, ci possano essere dei rottami contaminati da radioattività ?
    3) nel caso volessimo far fare un'analisi ambientale, quali sono gli elementi da cercare per valutarne la nocività ?
    Grazie a tutti
    Anna Rita

  • #2
    Ciao Anna Rita, presumo che tu volessi dire che la fonderia produce radiatori.
    Il tuo è un problema che un tempo era molto comune, adesso con i moderni sistemi di abbattimento degli inquinanti è praticamente scomparso e i fumi neri si vedono molto raramente, di solito quando vi sono degli incendi occasionali o degli errori involontari.
    Dal colore del fumo, penso che si tratti di una cattiva combustione del combustibile utilizzato per fondere gli scarti d‘alluminio. Il fumo non è altro che una dispersione di particelle solide in un gas e ritengo che queste particelle siano originate molto probabilmente dal litantrace, una forma di carbone che alcune volte non brucia completamente. La puzza di solito è dovuta a residui di zolfo presenti nel materiale che viene bruciato. Logicamente tutto quel che scrivo è basato solo su supposizioni, quindi prendi il mio discorso col beneficio d‘inventario. A tutti gli effetti, non conosco né il materiale che viene fuso, né la tipologia del combustibile utilizzato, non so quale siano le loro procedure operative e nemmeno che tipo di sistemi di abbattimento hanno e come li utilizzino. E' anche possibile che all'interno nemmeno si usi il carbone, ma solo gas propano come combustibile.
    Per quanto riguarda le tue domande, nello specifico, ti posso dire questo:
    1) Le sostanze che si liberano nei processi di combustione dipendono molto dal materiale utilizzato, quindi a priori non si può dire molto. Se l‘azienda operasse a regola d‘arte, non vi sarebbero grossi problemi di sorta, a patto che vi siano adeguati sistemi di abbattimento e di monitoraggio delle emissioni. Comunque non mi sembra questo il caso, almeno da quanto mi hai scritto. I relativi limiti di emissione sono specificati nell‘autorizzazione all‘attività  ed il controllo del loro rispetto è demandato all‘Arpa. Aziende del genere possono emettere nell'aria sostanze di vari tipi, fra cui anche cromo, berillio, cadmio, arsenico, piombo e soprattutto alluminio, logicamente; quindi le analisi da fare sarebbero molte.
    2) Se effettivamente ci fossero residui radioattivi nel materiale di fusione, i rischi inevitabilmente aumenterebbero perché ci potrebbe essere una dispersione nell‘area di materiale radioattivo e quindi cancerogeno. Nota bene, però, che ho scritto area e non aria. I più esposti al rischio sarebbero sicuramente gli operai e non i residenti nei pressi dell‘azienda. La cosa mi sembra però quasi impossibile¦ che sappia io, solo una volta in Italia si è fuso del materiale relativamente radioattivo senza che lo si sapesse.
    3) Le analisi ambientali dovrebbero essere affidate in primo luogo all‘ARPA, che provvederà  a ricercare tipologia e quantità  degli inquinanti secondo le loro procedure interne. Se poi i risultati delle analisi non ti soddisfano o non ti fidi,n puoi anche appoggiarti ad un laboratorio esterno. Comunque è meglio che di tutto si occupino gli organismi competenti.
    Quindi in definitiva, quello che ti consiglio io è di armarti di macchinetta fotografica per poter dimostrare quel che vedi con prove tangibili. Quando si manifesta la puzza e si verificano queste macroscopiche emissioni di fumo nero, che non dovrebbero esserci, fotografa e avvisa subito i vigili urbani per fare in modo che si accertino di quanto sta succedendo. Loro possono anche entrare nell‘azienda per verificare che non sia scoppiato un incendio e comunque possono ottenere informazioni che tu non potresti mai avere.
    I vigili, in seguito alle tue proteste a causa dei fumi e della puzza, devono avvisare il sindaco che provvederà  ad allarmare l‘ARPA. L‘Agenzia Regionale per la Protezione dell‘Ambiente provvederà  poi ad inviare i suoi tecnici per un sopralluogo per verificare che all‘interno dell‘azienda si operi correttamente.
    Se le emissioni sono davvero come le hai descritte, bisognerà  sicuramente intervenire in qualche modo, non solo per tutelare la salute dei residenti nella zona, ma anche la stessa salute degli operai della fabbrica. Anzi, mi sembra impossibile che i sindacalisti non si siano già  mossi per migliorare le condizioni di lavoro in quell‘ambiente.
    ti saluto, fammi sapere se ci sono novità 
    Davide
    Il mio sitoweb:
    NonSoloAria.com - Il più importante sito italiano nel campo dell'inquinamento dell'aria

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    • #3
      Grazie Davide
      noi, come quartiere, stiamo cercando di attivarci, ma come penso tu possa immaginare al giorno d'oggi devi essere più esperto dell'esperto che ti viene ad illustrare il problema, insomma come dice il vecchio detto "fidarsi è bene non fidarsi è meglio".
      Ecco perché sto cercando di capire meglio in che modo bisogna agire.
      Naturalmente le tue sono solo supposizioni che però mi permettono di capire come orientarmi.
      Credo che tutto l'iter sarà  molto lungo (la burocrazia è una brutta bestia!!), comunque ti terrò informato sugli sviluppi.
      Ciao

      P.S. si la fonderia produce "radiatori"

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